ROMA (2 febbraio) - I centri per gli immigrati sono organizzati su un «approccio emergenziale. Danno servizi scadenti, mancano i beni di prima necessità . Le Asl, in genere le autorità sanitarie, sono assenti». Lo afferma l’organizzazione Medici senza frontiere in un’indagine realizzata, fra dicembre 2008 e agosto 2009, in 21 centri su territorio nazionale, denunciando lo stato di grave deprivazione dei diritti subita da uomini, donne e bambini stranieri.
L’associazione umanitaria ribadisce, in particolare, che i Cie sono «carceri a tutti gli effetti». Tra i vari centri visitati, Msf ritiene che i centri di identificazione ed espulsione di Trapani e Lamezia Terme «andrebbero chiusi subito perché totalmente inadeguati a trattenere persone in termini di vivibilità ». A Roma, poi, «mancano persino beni di prima necessità come coperte, vestiti, carta igienica o impianti di riscaldamento consoni». Sui Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo), pesanti situazioni sono state rilevate a Foggia e Crotone: «12 persone costrette a vivere in container fatiscenti di 25 o 30 metri quadrati, distanti anche un chilometro dai servizi. Fra l’altro, l’assenza di mensa obbliga centinaia di persone a consumare i pasti sui letti o a terra».
Nei centri per gli immigrati è poi frequente «in molti casi» il ricorso di psicofarmaci non solo per indicazioni terapeutiche ma anche «per calmare o sedare» le persone ospitate, afferma Alessandra Tramontano, coordinatrice medica di Msf Missione Italia.
Per un clandestino, la permanenza in un centro identificazione ed espulsione fa più paura di un rimpatrio nel paese di origine, denuncia ancora Medici senza frontiere che in molti casi è dovuta entrare nei centri con scorta armata di poliziotti in tenuta anti-sommossa.
Chiedono un permesso di soggiorno per motivi umanitari, un lavoro e un posto dove dormire, così come «concesso agli 11 africani rimasti feriti a Rosarno perché anch’essi vittime dello sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato senza lavoro, abbandonati e dimenticati per strada». Così alcuni dei braccianti extracomunitari che il 31 gennaio si sono costituiti in Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno, a Roma, e che oggi hanno tenuto una conferenza stampa a piazza s. Marco.
«Razzismo: la sindrome di Rosarno». Questo il titolo di un lungo reportage pubblicato oggi sul quotidiano francese Le Monde, che torna sulle violenze degli scorsi 9 e 10 gennaio a Rosarno. «In una piccola cittadina nel cuore della Calabria - racconta Le Monde nel lungo articolo firmato dal suo corrispondente in Italia, Philippe Ridet - degli africani sono stati cacciati a pallettoni e manici di zappa». Una vicenda, sottolinea ancora il quotidiano, che «la dice lunga sull’esclusione degli stranieri,ma anche sull’impotenza dello Stato italiano».












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