Nel Bergamasco la condizione degli immigrati “irregolari” è assolutamente disperata. Attivisti del Gruppo EveryOne hanno avuto modo di incontrare, nei giorni scorsi, numerosi “clandestini” provenienti soprattutto dall’Africa, constatando una vera e propria tragedia umanitaria.
Donne incinte che non si recano in ospedale e malati gravi che non accedono più alle cure sanitarie, per timore di essere denunciati e deportati. Genitori che nascondono i bambini, per timore di perderli, in quanto impossibilitati a registrarli e a offrire loro condizioni di vita sufficienti a evitare che le autorità li sottraggano loro. Sospetti casi di Tbc e altre malattie contagiose, fra cui l’influenza A/H1N1: malattie che si diffondono fuori controllo, perché i migranti non si recano presso le strutture sanitarie. Sui bimbi, inoltre, non possono essere eseguite la vaccinazioni obbligatorie dell’età evolutiva: antidifterite, antitetanica, antipolio e antiepatite B né quelle raccomandate dalle Istituzioni sanitarie: antimorbillo, antirosolia, antiparotite e antipertosse.
In questo clima di persecuzione, che vede tanti nuclei familiari vivere nascosti come la famiglia di Anna Frank durante l’Olocausto, si registrano già diverse vittime. Bambini nati in condizioni igieniche terribili. Malati gravi che si spengono fra atroci sofferenze, privati di ogni terapia. Persone fragili che scelgono di togliersi la vita, le cui morti sono spesso imputate a “incidenti” dagli inquirenti che non vogliono sentir parlare di persecuzione etnica. La giovane marocchina F.A., 27 anni, si è uccisa gettandosi nelle acque del fiume Brembo, a Ponte San Pietro (Bergamo). Si è suicidata perché era clandestina, non riusciva a regolarizzarsi ed era consapevole che con la legge n. 94/2009 sulla sicurezza, la sua presenza in italia sarebbe diventata un reato, che l’avrebbe condannata a vivere senza diritti, in attesa della deportazione. Il corpo della giovane è stato notato da alcuni passanti ieri sera, sotto il ponte del centro storico. Il fratello della ragazza, Mohammed, che ha un regolare permesso di soggiorno e vive a Ponte San Pietro, ha raccontato il dramma della sorella, dramma che l’ha condotta a una depressione senza uscita. “Era terrorizzata dalla scadenza di domani, giorno in cui la clandestinità diventa reato,” ha detto fra le lacrime, incapace di accettare l’ennesima tragedia causata dal razzismo istituzionale.
Gruppo EveryOne












August 8th, 2009 at 5:45 pm
Paradossale!
Da un lato i grandi del mondo al G8 hanno dichiarato di aiutare i Paesi poveri a fronteggiare l’impatto della crisi economica mondiale e lavorare con loro “per sviluppo sostenibile, sicurezza alimentare, ‘good governance’, pace e sicurezza, inoltre, hanno messo tra le priorita’ l’accesso all’acqua e alle cure sanitarie attraverso “lo sforzo congiunto di governi, societa’ civile e settore privato nei Paesi in via di sviluppo”.
Nel frattempo però le stesse persone che dall’Africa si fossero spostate in Italia per migliorare le loro condizioni di vita si trovano in situazioni peggiori rispetto al paese di provenienza.
Tutti buoni e generosi se le persone bisognose restano lontane da noi… tutti con la coscienza a posto e sicuri di fare del bene se alla base del nostro operato c’è la pietà e non il rispetto o la consapevolezza di una nostra corresponsabilità!
Maria Grazia
August 9th, 2009 at 9:18 am
ecco un post di Nigrizia dal titolo ” Affamati, ma a casa loro” che si potrà leggere su http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=7872&IdModule=1
Toh, scoperta!
C’è ancora la fame nel mondo.
Non solo c’è, ma è pure in aumento.
Maria Grazia