La tratta dell’orrore : 50 euro il prezzo di un bimbo La paura di essere denunciati e deportati
Aug 07

Se si educa un uomo, si educa un individuo.
Se si educa una donna, si educa un popolo”

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 E’ piena di taniche gialle l’Africa : Sono i contenitori con i quali le donne ogni giorno fanno decine di chilometri per recarsi alla fonte più vicina a prendere l’acqua per le loro famiglie.

Ogni giorno le strade e i sentieri dell’Africa sono percorse all’alba da tante donne che prima vanno ad approvvigionarsi di acqua e poi al mercato per riuscire a mettere insieme quel tanto che basta a far sopravvivere la famiglia.

L’Africa ha un volto: quello delle donne.

 

market190.jpgSono loro che, senza far rumore, senza accampare diritti, riproducono ogni giorno il miracolo della sopravvivenza. In un continente dove è davvero difficile vivere.
Difficile innanzitutto perché gran parte di questo continente non ha le strutture e le infrastrutture necessarie per garantire la vita di tutti.
Manca l’acqua, anche se il continente africano in generale è uno dei contenti più ricchi di questa risorsa. Ma mancano i pozzi, i canali di irrigazione, le condutture, i servizi igienici.
Mentre si assiste a un processo di progressiva desertificazione dovuta alle monoculture imposte dalle ex potenze coloniali: l’agricoltura è stata attrezzata e progettata non per garantire la vita dei coltivatori, ma per soddisfare l’esportazione verso i paesi ricchi.

Difficile perché non ci sono scuole e luoghi formativi sufficienti per l’alfabetizzazione.
E, si sa, un gruppo umano che non abbia la possibilità di garantire la formazione e l’istruzione dei propri figli, non investe nel futuro.
Difficile perché i diritti umani spesso sono ritenuti un optional in paesi dove troppe volte la democrazia è solo una parola vuota e dove i governanti usano del paese che governano solo per i propri interessi e per gli interessi dei paesi ricchi.
Difficile perché in tante aree di questo continente sono in atto conflitti sanguinosi, le cui origini sono quasi sempre da ricercarsi non nella litigiosità delle persone, ma negli interessi delle multinazionali.
Qualche tempo fa i vescovi congolesi hanno denunciato che la guerra nel Kivu (oltre cinque milioni di morti in dieci anni), altro non è che una “guerra paravento” per nascondere il traffico illecito delle risorse.
Difficile perché, come si sa, la miseria produce miseria, il degrado produce degrado, in un circolo vizioso che, soprattutto quando non si dispone di mezzi sufficienti, è quasi impossibile fermare.
Difficile perché le malattie, anche quelle curabili, diventano invincibili.
Si muore ogni giorno di malaria e di aids. Ma anche di parto, di diarrea, si denutrizione.

Aderisci all’iniziativa e firma la petizione

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One Response to “Perchè il nobel della pace alle donne africane?”

  1. Appello : Premio Nobel per la Pace 2010 alla Donna Africana | PioveSolidarietà Says:

    […] L’Africa cammina con i piedi delle donne. Abituate da sempre a fare i conti con la quotidianità della vita e con la sfida della sopravvivenza, ogni giorno centinaia di migliaia di donne africane percorrono le strade del continente alla ricerca di una pace durevole e di una vita dignitosa. Gran parte di loro fanno fino a 10-20 chilometri per portare l’acqua alla famiglia. Poi vanno, sempre a piedi, al mercato, dove, per tutta la giornata vendono quel po’ che hanno, per portare la sera a casa il necessario per nutrire i propri figli. Riproducendo così ogni giorno il miracolo della sopravvivenza. Pullulano di donne i mercati delle città africane. In un arcobaleno di colori, dove insieme con i beni di scambio, si incontra la gioia di vivere e il calore della convivialità. Spesso sulle loro spalle i figli che ancora non camminano. Oppure attorno ad esse la corsa e il rumore dei bambini, la cui cura è completamente affidata a loro. A volte, anche se non sono loro figli. Perché nell’Africa delle guerre e delle malattie, le donne sanno accogliere, nella propria famiglia, i piccoli rimasti orfani. […]

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