Jul 13

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Si terrà dal 26 al 31 ottobre 2010 a Dakar, in Senegal, il seminario di studio e confronto sulla Campagna Noppaw (Nobel Peace Prize for African Women) “Portano sulle spalle i pesi e le speranze dell’Africa”. I promotori della Campagna, Solidarietà e Cooperazione CIPSI (coordinamento di 47 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale) e ChiAma l’Africa, insieme a Chiama il Senegal, invitano a partecipare a questo importante momento di riflessione e dibattito sulla Campagna Noppaw, che propone di attribuire il Premio Nobel per la Pace 2011 alle donne africane nel loro insieme. Un Nobel collettivo che riconosca il loro protagonismo in tutti gli ambiti della società e in tutti i settori della vita. Perché l’Africa ha un volto: quello delle donne, che ogni giorno riproducono il miracolo della sopravvivenza in un continente dove è spesso difficile vivere.

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Jul 07

Rapporto di Amnesty International sul Kenya: la paura di essere aggredite rende le donne prigioniere nelle loro case

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Le donne e le ragazze degli insediamenti abitativi precari di Nairobi, la capitale del Kenya, vivono nella costante minaccia di subire violenza sessuale e per questo rinunciano spesso a uscire dalle loro case per usare i servizi igienici e i bagni pubblici. È quanto denunciato oggi da Amnesty International, in un nuovo rapporto intitolato “Sicurezza e dignità negate: la vita delle donne negli insediamenti abitativi precari di Nairobi”.

Il rapporto spiega come il mancato inserimento di queste aree nei progetti e nei finanziamenti di sviluppo urbano abbia significato un accesso inadeguato ai servizi igienici, cosa che colpisce in modo particolarmente duro le donne che vi risiedono.

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Jun 13

 

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I mondiali sono un’occasione che non deve e non può essere sprecata, per far conoscere il vero volto dell’Africa, per ascoltare la sua voce e imparare ad amarla per quello che è, non per come vorremmo che fosse. L’Africa non è l’immagine che troppo spesso ci viene proposta dai media, povera, misera, disperata. È un continente che è stato ed è ancora sfruttato per le sue risorse, calpestato dagli interessi, trasformato in terreno di scontro e discriminato. Ma la vera Africa, quella che vorremmo venisse mostrata in questo periodo in cui sarà alla ribalta delle cronache mondiali, è un continente che ha tanto da dare e da dire al resto del mondo. Ricco di risorse economiche, di umanità, di storie di integrazione, dialogo e lotta quotidiana per i diritti umani. Di tante donne comuni che si impegnano per la costruzione della pace, per garantire e difendere la salute e la vita dei propri figli, per curare la propria famiglia e sostenere la propria comunità. In un intreccio di relazioni e collaborazioni che permettono ogni giorno, lontano dai riflettori e dalle luci della ribalta, di riprodurre il miracolo della sopravvivenza.

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Apr 18

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Apr 17

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Maria Salluzzo incontra Pauline Kashale che ha studiato giurisprudenza in Italia.
Ha fondato a Kinshasa (RDC) l’associazione “Fondarc” che si batte per i diritti delle donne. Con un’idea di fondo: bisogna restare profondamente legati al contesto, e partire da quello per cercare di migliorare le cose.

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Mar 30

Da una parte c’è il Darfur, teatro di violenze e diritti calpestati. Dall’altra la Nubia, una terra baciata dal Nilo, dove le donne sono unite e forti. Come le regine da cui discendono.

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Aisha cammina sicura, avvolta nel velo colorato che chiamano “tub”. E’ appena uscita dalla sua casa d’argilla, gialla all’interno e con disegni geometrici fuori. Ora va verso il Nilo, lasciandosi alle spalle il suo piccolo villaggio nel deserto nubiano e le dune di sabbia sullo sfondo. Accanto all’uomo che 24 ore fa è diventato suo marito, Aisha incede con la stessa eleganza regale delle sue antenate.

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Mar 16

Una suora saveriana, Teresina Caffi, ad un convegno così presentò la testimonianza sul ruolo della donna in Africa:

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La donna era in ospedale pestata dal marito. Le asportarono la milza. Sembrava potesse farcela. “Riuscirai a perdonargli?”, le ha chiesto Lucia. “Se non gli perdono io, chi gli perdonerà?”. Morì poco dopo, quasi all’improvviso.

Rendo omaggio con questo mio intervento alle donne d’Africa, alle donne dei Paesi dei Grandi Laghi.
Alle donne che risalivano dal lago alle sei del mattino, con la gerla già piena di sabbia bagnata, con cui riempire un fusto per una casa in costruzione. Capaci di alzare la testa da sotto il peso e salutare con un largo sorriso. I primi spiccioli della giornata.
Poi via, per i campi lontani dalla città, scalze, la gerla con la zappa sulle spalle. E magari anche l’ultimo nato, da deporre all’ombra, mentre si chinano sotto il sole a coltivare.

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Mar 10

536.000 donne ogni anno muoiono durante la gravidanza o il parto, una ogni minuto. Circa il 99% di tali morti avviene in Paesi in via di sviluppo, con l’Africa sub-sahariana che detiene il primato di oltre metà delle morti – 270.000 – pari a 900 mamme che perdono la vita ogni 100.000 bambini che nascono.

maternita_donna.jpgNumeri altissimi, cento volte superiori a quelli dei paesi industrializzati, dove la media delle morti materne è di 9 ogni 100.000 neonati. Dato che in Italia scende a 3, anche se il nostro Paese si “avvicina” ad alcuni paesi a più basso reddito per il numero ancora esiguo di donne che fanno ricorso alla contraccezione.

Ne riferisce in un comunicato “Save the Children”:

“Dichiara Francesco Aureli, responsabile Advocacy e Policy di Save the Children Italia: ‘Non ci sarà parità di diritti fra uomo e donna finché tante donne non vedranno adeguatamente tutelata la loro salute e continueranno a morire in coincidenza con quello che dovrebbe essere uno dei momenti più lieti della loro vita, la gravidanza o il parto. La morte materna non è solo un indicatore negativo delle inadeguate condizioni di salute delle donne ma ha un impatto diretto anche sulla sopravvivenza e benessere dei bambini e su quello di un’intera comunità. E’ infatti dimostrato che all’aumento della mortalità materna corrisponde un aumento della mortalità infantile così come c’è un nesso diretto fra il benessere della donna e il progresso economico e sociale di un paese. Garantire il diritto alla salute delle donne significa dunque garantire più diritti per tutti’.

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Mar 08

arton3980.jpgIdea Rom, associazione di promozione sociale costituita alla fine del 2009 da donne Rom delle diverse comunità presenti a Torino, è stata premiata oggi dal presidente Giorgio Napoletano in occasione della festa della donna. Idea Rom vuole favorire l’integrazione e la partecipazione dei Rom (e dei Sinti, dei Kalé, dei gruppi e delle comunità viaggianti) nella società italiana ed europea. Tra i suoi obiettivi vi è quello di ottenere il riconoscimento dei Rom come minoranza etnica e linguistica, con pieni diritti di cittadinanza e di contrastare i pregiudizi e le forme di discriminazione; inoltre vuole promuovere la mediazione interculturale e la convivenza civile, favorendo la conoscenza, il dialogo e l’incontro tra culture diverse.Idea Rom, essendo nata solo da pochi mesi, è ancora sostanzialmente un laboratorio di idee, ma ha già realizzato diverse iniziative, come il progetto sperimentale “Piccoli Rom vanno a scuola” per la formazione degli insegnanti e la mediazione culturale all’interno della scuola I.C. “Leonardo da Vinci” di Torino (con il contributo del comune di Torino). Ha pubblicato un dossier in occasione della Giornata della Memoria (gennaio 2010). Ha promosso le attività dell’associazione presso istituzioni, organizzazioni del privato sociale e organi d’informazione.

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Mar 08